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SETTEMBRE - OTTOBRE 2009 |
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DONATORI DI SANGUE Don Beniamino Conti, cpps SOMMARIO: 1. Uso e donazione del sangue in genere. 2. La donazione del sangue nella spiritualità del sangue di Cristo: c. Le Associazioni Donatori di sangue e la spiritualità del sangue di Cristo.
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L’attività immensamente umana di donare il sangue è ormai entrata nella
coscienza di tanti. Come già è da tempo che alcune persone, formate o attente
alla spiritualità del sangue di Cristo, proprio per-ché spinte da questa
spiritualità, individualmente o comunitariamente praticano questa donazione
gratuita. Presenterò alla riflessione due punti: 1) uso e donazione del sangue in genere; 2) la donazione del sangue nella spiritualità del sangue di Cristo. |
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1. USO E DONAZIONE DEL SANGUE IN GENERE Tutti i popoli sono concordi nell'attribuire al sangue il concetto di vita o a vederlo in stretta connessione con essa. Testimone di ciò è la stessa Bibbia. Nell'AT “più volte (Gen 9, 4; Lv 17, 11. 14; Dt 12, 23; cfr anche Gen 37, 21 s) si dice che la vita è il sangue” 1. Proprio perché vita, presso tutti i popoli antichi al sangue è stato riconosciuto un carattere sacro, in quanto tutto ciò che concerne la vita era considerato in stretto rapporto con Dio. Nonostante il riconoscimento di queste caratteristiche fondamentali, tuttavia furono diverse le prescrizioni o le consuetudini dei popoli circa l'uso del sangue. Presso gli Ebrei era assolutamente vietato l'uso alimentare del sangue; era permesso solo il suo uso nei sacrifici rituali. Si legge nel Levitico: Ogni uomo, Israelita o straniero dimorante in mezzo a loro, che mangi di qualsiasi specie di sangue, contro di lui, che ha mangiato il sangue, io volgerò la faccia e lo eliminerò dal suo popolo. Poiché la vita della carne è nel sangue. Perciò vi ho concesso di porlo sull’altare in espiazione per le vostre vite; poiché il sangue espia in quanto è la vita... Se uno qualunque degli Israeliti o degli stranieri che soggiornano fra di loro prende alla caccia un animale o un uccello che si può mangiare, ne deve spargere il sangue e coprirlo di terra; perché la vita di ogni essere vivente è il suo sangue...; chiunque ne mangerà sarà eliminato (17, 10-11. 13-14). Questa prescrizione è stata sempre presente nel popolo ebraico, anche se talvolta non fu (cfr 1 Sam 17, 32) e non viene osservata. Anche per i cristiani è rimasto in vigore il divieto dell'uso alimentare del sangue, come testimonia il decreto del concilio di Gerusalemme 2; non solo per i cristiani provenienti dall'ebraismo, ma anche per quelli provenienti dal paganesimo. Tale uso si mantenne nei secoli II e III, come testimoniano diversi scrittori, tra cui Tertulliano, Minucio Felice, Clemente Alessandrino, Origene, ecc. A mo' di esempio ecco quanto prescrive uno dei 127 canoni della Didascalia et Constitutiones apostolorum, il 63o: Se un vescovo, un sacerdote, un diacono o qualsiasi altro chierico della gerarchia sacerdotale mangia carne con il suo proprio sangue, cioè la carne di un animale lacerato da una bestia feroce o di una bestia morta, saranno deposti, come la legge ordina; se uno è laico, sarà scomunicato 3. Analogo divieto alimentare del sangue si trova nell'Islamismo 4. Diverso era l'uso del sangue presso altri popoli. Anche se al sangue degli animali sacrificati si rico-nosceva una particolare nota di sacralità, tuttavia non era vietato nella vita quotidiana l'uso alimentare del sangue. Particolarmente interessanti sono anche oggi gli usi alimentari del sangue pres-so alcune tribù dell'Africa Orientale 5. Tuttavia, presso molti popoli il sangue non veniva usato solo come alimento, ma anche a scopo terapeutico. Il popolo assiro-babilonese usava il sangue come medicina o medicamento 6. Plinio e Celso, tra i Romani, consigliavano sangue fresco per gli epilettici. Nelle Metamorfosi (libro VIII, 332-335) Ovidio fa dire alla maga Medea che, per ridare la salute a Pelia, lo si dovrebbe svuotare del suo sangue e fornirgliene di nuovo: “quid nunc dubitatis, inertes? Stringite, ait, gladios, veteremque haurite cruorem, ut repleam vacuas iuvenili sanguine venas: in manibus vestris vita est aetasque parentis”. E' solo dopo la scoperta della circolazione del sangue nell'organismo umano intorno al 1500 che si è iniziato a praticare la trasfusione del sangue a scopo terapeutico. Storica rimane la trasfusione diretta del sangue di tre giovanetti, purtroppo subito dopo morti, fatta al morente Innocenzo VIII nel 1492. Nel 1500 e nel 1600 si studiò e si mise a punto la pratica della trasfusione diretta del sangue dall'arteria dell'animale alla vena dell'uomo. Nel 1700, a seguito dell’opposizione delle autorità (proibizione in Francia nel 1668 e a Roma nel 1679) la trasfusione del sangue cadde in oblio. Nel 1800 fu ripresa e si cominciò ad attuare la trasfusione diretta da uomo a uomo. All'inizio del 1900, con la scoperta dei gruppi sanguigni (1900) e degli anticoagulanti usati per la conservazione del sangue (1915), si cominciò a praticare la trasfusione indiretta, con sangue cioè prelevato dalla vena del donatore e conservato in appositi flaconi. Vista l'efficacia e la necessità del sangue nella chirurgia e nella medicina, si cominciarono subito a costituire associazioni di donatori di sangue. Nel 1914 si ebbe la prima organizzazione dei donatori di sangue in Argentina; nel 1920 negli Stati Uniti; nel 1921 in Inghilterra; nel 1924 in Portogallo; nel 1926 in Russia; nel 1927 in Italia; nel 1928 in Francia; nel 1929 in Giappone ecc. 7. Frattanto la scienza medica faceva altri passi notevoli nel campo della trasfusione del sangue per eliminare tutti i rischi della incompatibilità dei gruppi sanguigni e della possibile trasmissione di malattie infettive, compresa l’AIDS 8. L'opinione pubblica, anche con il favore di leggi apposite, emanate per favorire la donazione e la trasfusione del sangue, veniva sempre più interessandosi al problema. Si cominciarono a costituire le strutture trasfusionali sia presso i centri ospedalieri, sia presso i centri di associazioni di donatori, particolarmente dell'AVIS, sia presso le cosiddette banche del sangue, generalmente inserite negli ospedali, per raccogliere il sangue offerto dai donatori. Il fabbisogno del sangue è grandissimo. Solo in alcuni paesi sono riusciti, attraverso la sensibilizzazione della popolazione, a coprire tutto il fabbisogno del plasma. Nonostante i vari tentativi fatti, la scienza non è riuscita finora a ottenere un preparato che si possa chiamare in senso proprio “sangue artificiale”, per la qual cosa la persona umana è l'unica sorgente dove attingere alimento di vita per far fronte a forti emorragie, a gravi affezioni che alterano rapidamente la composizione e il circolo del sangue, a intossicazione o avvelenamento totale del sangue, ecc. 9. Questo discorso e prassi sulla donazione del sangue sono fortemente contrastati, a partire dal 1945, dai Testimoni di Geova, principalmente per motivi religiosi, cioè perché la Bibbia vieta l'uso alimentare del sangue. Infatti, “è per ubbidienza alla più alta autorità dell'universo, il Creatore della vita, che i Testimoni di Geova si rifiutano di immettere sangue nel loro organismo sia mangiandolo che trasfondendolo” 10. A questa ragione primaria del divieto divino i Testimoni di Geova aggiungono “ragioni di carattere igienico-sanitario, riconducibili ai rischi della incompatibilità dei gruppi sanguigni, alle reazioni del fattore Rh, alla possibile trasmissione di malattie infettive” 11. Ma tali argomenti, come abbiamo detto, potevano suscitare preoccupazione alcune decine d'anni fa, ma oggi non hanno più alcun sostegno dalla scienza. Nonostante la contestazione dei Testimoni di Geova, resa drammatica talvolta da dolorosi fatti concreti, la gente è sempre più sensibile al fabbisogno del sangue e non solo accorre nei centri di raccolta stabili o nelle emoteche mobili che si allestiscono nelle aziende o nelle piazze, ma si riunisce spesso in associazioni a livello nazionale, regionale e locale per favorire e promuovere tale raccolta. E' interessante conoscere le motivazioni che spingono le persone a donare gratuitamente il sangue. Talvolta vi può essere una spinta occasionale: l'esplicita richiesta fatta da parenti o amici per una loro necessità, l'appello radiofonico o della stampa per l'urgente reperimento di sangue a seguito di una calamità pubblica, la vista di un'autoemoteca in sosta mentre sta effettuando la raccolta, ecc. Altre volte, soprattutto nelle donazioni periodiche, vi è una motivazione più profonda, presente comunque almeno in embrione anche nelle donazioni sporadiche: il senso della solidarietà umana. 2. LA DONAZIONE DEL SANGUE NELLA SPIRITUALITÀ DEL SANGUE DI CRISTO La Chiesa ha partecipato vivamente all'opera della donazione del sangue, appoggiando e favorendo le associazioni laicali sorte a tale scopo e formando nei fedeli, anche in giovane età 12, la coscienza trasfusionale individuale e sociale, soprattutto attraverso l'approfondimento delle motivazioni morali con l'apporto della fede. Proprio in questa azione specifica della Chiesa si inserisce facilmente il tema della spiritualità del sangue di Cristo. Mi fermo solo a due esempi paradigmatici. a. L'insegnamento di Pio XII Nel discorso ai “Volontari del Sangue” 13, tenuto a Roma il 9 ottobre 1948, fin dalle prime parole Pio XII porta l'attenzione al tema del sangue di Cristo: ... volgendo verso il vostro così numeroso gruppo il nostro sguardo di compiacenza, noi vediamo in spirito e adoriamo la figura del sommo e divino Donatore del suo san- gue, Gesù, Redentore, Salvatore, Vivificatore degli uomini. Continua poi presentando Gesù “modello di ogni carità”, ma in modo particolare modello dei donatori di sangue. Questi, infatti, fanno dono del proprio vigore unicamente per comunicare o rendere agli altri quello che essi hanno perduto; non reintegrano poi le proprie forze esauste che per ricominciare e rinnovare lo stesso dono e lo stesso sacrificio, al quale si sono generosamente votati. Tutto ciò – continua Pio XII – in modo infinitamente più alto, ha fatto e continua a fare Gesù, che ha versato il suo sangue nella sua vita mortale, durante la sua passione, fino alla sua morte di Croce, fino alla trafittura del suo Cuore, donde uscì l'ultima goccia del suo sangue prezioso, quel Gesù che, entrato nella sua gloria e nella indefettibile beatitudine, rinnova sull'altare l'offerta di questo medesimo sangue per tutti e per ciascuno degli uomini suoi fratelli. Ma il Papa vuole presentare ai donatori Gesù “più che un esempio da imitare”. La sua azione su voi e in voi – aggiunge - è infinitamente più profonda. Non paghi di una nobile, ma puramente umana filantropia, voi vi innalzate alle altezze della vera carità cristiana. Infatti, ai malati, ai feriti, che debbono a voi la loro rigenerazione, voi non date, come un qualsiasi comune rimedio, le gocce materiali del vostro sangue. Questo, cioè, non si applica mediante una semplice somministrazione, ma per una trasfusione; e tale ammirabile trasfusione fa passare da voi in loro, col vostro sangue, col vostro vigore, di cui fate loro dono, come qualche cosa della vostra propria vita, che vi conferisce a loro riguardo, per così dire, quasi una sorta di paternità. Il loro sangue potrà ben in appresso rin-novarsi; ma sarà sempre, in certo modo, il vostro sangue, come quello dei loro padri, che continuerà a scorrere nelle loro vene e a circolare, sotto l'azione del loro cuore da voi vivificato, in tutto il loro organismo. Da questa azione fisiologica, che opera il sangue umano nell'organismo nel quale è stato trasfuso, Pio XII stabilisce il parallelismo con l'azione del sangue di Cristo: Non è forse – in una realtà infinitamente superiore – ciò che fa nel cristiano il sangue di Cristo? E chi potrebbe meglio di voi comprenderlo, per quanto è possibile d'intendere, un mistero così sublime? A questo punto il Papa apre l'insegnamento catechetico sull'azione del sangue di Cristo nei fedeli: Per questo sangue noi siamo stati riscattati e salvati; in questo sangue noi siamo stati lavati dalle macchie delle anime nostre; la voce di questo sangue perora in nostro favore dinanzi al trono della giustizia eterna... Nella santissima Eucarestia noi riceviamo col suo corpo tutto il suo sangue e col suo sangue la sua vita e la sua forza... . E conclude il confronto con queste parole: Come il vostro sangue nelle vene di coloro che vi debbono la vita e la sanità, così il sangue di Cristo fa passare in voi quella partecipazione della vita divina, che noi chiamiamo grazia santificante e che ci fa essere veramente figli di Dio... . Al termine del discorso il Papa rivolge ai donatori la seguente esortazione: Se mai vi fossero alcuni fra voi che non possedessero ancora questa vita... possano essi, in ricompensa della loro generosità e bontà naturale, ricevere dal gran Datore del suo sangue, Gesù Cristo, quella vita divina che germoglia quaggiù per schiudersi nel-l'eternità. E' interessante rilevare in Pio XII la naturalezza e la profondità dell'insegnamento sulla spiritualità del donatore di sangue, modellata sull'esempio e sull'azione di Cristo, che dona il suo sangue per la nostra salvezza. b. Giovanni Paolo II Prendiamo ora in considerazione il discorso che un altro Papa ha pronunciato a distanza di circa trent’anni da quello di Pio XII: il saluto che Giovanni Paolo II rivolse ai donatori di sangue appartenenti all'AVIS il 26 aprile 1980 14. Subito dopo il saluto iniziale, il Papa parla del significato umano e cristiano della donazione del sangue: Il gesto di coloro che generosamente donano il loro sangue ai fratelli, che ne hanno bisogno, supera l'aspetto puramente umanitario, di per sé tanto meritorio ed encomiabile, per diventare nello stesso tempo un atto tipicamente cristiano e, si potrebbe dire, una risposta a quell'amore di Cristo, che chiede di essere imitato e continuato. E' chiaro, in queste parole, l'accenno al testo giovanneo: Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici (Gv 15, 12-13). Questo testo è fondamentale nella spiritualità del sangue di Cristo e si trova al primo punto della Regola di vita degli statuti dell'Unione Sanguis Christi. Il Papa passa poi a parlare del contrasto stridente tra l'opera dei donatori di sangue e l'opera dei terroristi, che spargono violentemente tanto sangue umano nella società: In questo tempo in cui la violenza di ogni genere fa tanto parlare di sé ed è causa di frequente spargimento di sangue, spicca maggiormente e fa quasi da contrappeso la vostra generosità, carissimi fratelli, che siete pronti ad offrire parte del vostro sangue per salvare vite o alleviare sofferenze. Prendendo poi lo spunto da “questa società del progresso”, che, a causa di un crescente e frenetico movi-mento con sempre più veloci mezzi di trasporto, è spesso colpita da notizie di incidenti stradali, i quali lasciano dietro a sé tante vittime, per cui si rende sempre più indispensabile il contributo di coloro che... sono disposti a donare il proprio sangue, da una parte il Papa elogia tutti gli appartenenti all'AVIS, come pure tutti i donatori di sangue, per il bene che hanno compiuto e continuano a compiere e per l'aiuto ed il buon esempio che danno alla comunità e li esorta a perseverare in questa loro benefica opera, che oltre ad essere un servizio sociale di prim'ordine, è una moderna attualizzazione della parabola del Buon Samaritano; dall'altra auspica che cresca sempre più il numero di coloro che, non essendone impediti, sono pronti a donare un po' del loro sangue ai fratelli, e che questa donazione sia sempre aliena dalla ricerca di interessi personali, e animata da genuina carità cristiana, per conservare sempre la sua natura nobile ed elevata. Nell'insegnamento di Giovanni Paolo II non abbiamo il riferimento esplicito al tema del sangue di Cristo, tuttavia esso è richiamato implicitamente, come si è fatto notare sopra. Inoltre, il gesto di donare il sangue è visto nella luce di un impegno sociale – contrapposizione alla violenza frequente e risposta ai maggiori bisogni di sangue nella società – piuttosto che, diciamo così, nella luce di una coscienza individuale. Proprio per andare incontro al maggiore fabbisogno di sangue nella società il Papa auspica un maggiore incremento dei donatori volontari. Le comunità cristiane hanno accolto con viva partecipazione le sollecitazioni dei propri pastori alla donazione del sangue. Nelle parrocchie italiane, specialmente dove i sacerdoti erano più sensibili al problema della donazione del sangue, sono sorte associazioni o gruppi di donatori. Su Roma-Sette, supplemento ad Avvenire dell'11 dicembre 1988, veniva riferita la notizia che a Roma trenta parrocchie sostengono l'Ospedale Bambin Gesù, mentre tante altre sono collegate con altri o-spedali o associazioni di donatori. Così nelle altre città d'Italia. c. Le Associazioni Donatori di sangue e la
spiritualità del sangue di Cristo
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